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Ricordiamocene [ Ogni età chiude in sè i crismi dello sbando ]
 




 


18 marzo 2004


CARO RIFORMISTA -III (Contro il terrorismo, da sinistra)

Caro Riformista,


è una guerra, e dura da un po’: quel giorno di settembre ci aprì gli occhi, ma la partita era già cominciata. Dunque, il terrorismo, capace di togliere al nostro occidente la sicurezza e la quiete, capace di cambiarci: di farci respirare, una volta ogni tanto, l’aria che quotidianamente tira a Gerusalemme. L’incendiarsi rapido delle polemiche post-Zapatero, e l’odierna manifestazione “anti”, inducono e chiedono una riflessione: sinistra e riformista. Ripassiamoci: da riformisti vediamo il dato reale come sempre perfettibile, la sua discutibilità piena è  l’unico dogma, e allora abbiamo il coraggio di un’alternativa, di una strategia antiterrorismo di sinistra, senza paura di scomuniche. Ma prima, prima, mettiamo i paletti: i diritti e le garanzie individuali non si toccano, dalla Costituzione in giù e, nel gioco della coperta corta tirata tra “libertà” e “sicurezza”, da riformista e liberal, non avrei dubbi: non rinuncerei, né chiederei di rinunciare, ad un ulteriore tasso di già troppe volte violentata “libertà”, meno che mai per un bene solo futuribile, ipotetico, tutto da definire, come la “sicurezza”. Se questa è la cornice di riferimento, se la Costituzione reale deve davvero assomigliare a quella scritta, allora una partecipazione “da sinistra” alla manifestazione di oggi può avere senso, ed anzi si carica di significati particolari. Anzitutto, vale a rivendicare la necessità di operare un’inversione di tendenza seria nella lotta al terrorismo: che non si vince, né ora né mai, dichiarando una guerra dopo l'altra, scartabellando tra la corrispondenza dei cittadini, e neppure nelle borse, agli aeroporti. Per carità, entro certi limiti – quelli di cui sopra - tutto ciò è doveroso: ma il terrorismo si sconfigge altrove, nelle banche d’affari, interrompendo i sanguinosi canali che si percorrono avanti e indietro, a suon di investimenti e transazioni, tra medioriente e occidente; e l’Italia, paese che si vanta di “essere in prima linea” nella battaglia per aver mandato i suoi soldati in guerra, ha approvata per ultima, malamente e fuori tempo massimo, la legge di attuazione della direttiva comunitaria sul riciclaggio. L’obiezione “destra” alla mia sarà: siete i soliti, odiate la libera impresa, bla bla bla. Sorridendo indicheremo la Costituzione, dove le libertà economiche vengono dopo rispetto ai diritti fondamentali, tra cui le libertà individuali, e, ad essi, risultano subordinate. L’Italia del fu centrosinistra, tra l’altro, fece la legge più lassista possibile sulle persone giuridiche e sui reati a queste imputabili: questione connessa, almeno in potenza, alla lotta al terrorismo. Con un programma seriamente “riformista”, dunque, si scenda pure in piazza, oggi e sabato: per dire che accettiamo la sfida, che non necessariamente deve diventare una “guerra”, che lo può solo nel rispetto del diritto internazionale, che alle cause che generano i “terroristi” guarderemo, seriamente e per provare a risolvere. E promettiamo una cosa, ai cittadini: che si attueranno tutte le difese possibili e legittime, contro il terrore; ma chi vorrà limitare la loro libertà, forte di questa battaglia, ci troverà fermissimi oppositori: e ponga pure tutti gli “aut-aut” che vuole.  



 





(special thanks to Titollo per lo spunto)




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9 marzo 2004


CARO RIFORMISTA - II (Sulla riforma della giustizia)

Caro Riformista,



è l’onda lunga di Priebke e Sofri, è la minaccia di una riforma solipsistica della giustizia minacciataci stamane alla radio, è il mio lavoro. Un lavoro, una passione: non una fede. Del poco che so, pochissimo è sicuro: per esempio che la giustizia umana – l’unica che io riconosca – è in continua, incessante, doverosa riscrittura di sé. In Italia, da un po’, abbiamo smesso, dilaniati come siamo tra due chiese che, come costume, non mi vedono tra gli affiliati: quella degli imputati nobili fasciati di garantismo e pecunie, e quella dei giusti senza macchia: quella, come disse una volta con ineffabile banalità il compagno Folena, che “sta dalla parte dei magistrati coraggiosi”. A star con i codardi, in effetti, serve sempre più fantasia. Misteri – ma non poi toppo, sappiamo – della storia italiana: chi gridò “legge e ordine” – leggi: botte alla cieca – insegna il garantismo, chi ha inventato il garantismo come dottrina, chiede legge. E ordine, e cose turche e napoletane, e magari pacchetti sicurezza, certo. Sarà forse che sembrava l’unico modo per vincere, con un programma e una coalizione – siamo buoni – un po’ naif. Ma non temiamo di guardare oltre il cancello, noi che nostro malgrado spesso calchiamo le aule dei tribunali. Sezioni penali, di solito. Dove – segreto di pulcinella – è vero che il PM è assai spesso buon sodale del giudice; dove – che stupore! – è verosimile che informazioni riservate sguscino dalla metà requirente alla metà giudicante; dove – da ultimo – è vero che il giudice ha fatto il PM per vent’anni. E sa, crede, immagina, che “il marcio stia dappertutto”. Solo che dovrebbe, semmai, scoprirlo, e poi: non già. Ma sia: chi paga la tassa? Difficilmente chi può permettersi i vecchi principino del foro, gli ex arricchiti di “Soccorso Rosso”: Pecorella, negli anni settanta, parlando della salubre Seveso, invocava giustizia per la lotta di classe. Rileggerlo oggi, e riderne di gusto. Difficilmente, paga il dazio della giustizia approssimata, chi ha fatto di Marghera la capitale italiana delle Leucemie, business che ha reso, a vedere i tariffari dei difensori: e codardamente non faccio nomi, che ho un tentativo di carriera, da salvare. Ma qualcuno, quella tassa la paga: si chiamano Mohamed, Ervis, Roman, per lo più. Sfangavano il mese vendendoci il fumo: e noi li ricompenseremo con quattro anni di soggiorno gratuito in Italia. Cosa vuoi di più dalla vita? Fuori dalle chiese, signori: e qualcosa deve essere fatto. Non dal Presidentissimo: non che non possa, sia chiaro, ma non vuole. Punto primo, della mia agenda: abbreviare seriamente i tempi dei processi, ridando ad essi dimensioni storiche, non bibliche. Accorciare i tempi, dunque: e perché dovrebbe, Lui, che vive di prescrizione? Però, allora, facciamolo noi: al punto due sta un potenziamento serio del gratuito patrocinio, al punto tre la separazione delle funzioni – non delle carriere - tra giudice e PM: ripeto, per Mohamed, non per Lui. Al punto quattro, sta di non farsi più dettare le leggi – un esempio: quella sulle persone giuridiche - dai consulenti di Confindustria, al punto cinque una folta depenalizzazione: partirei dalla nuova legge sulle droghe, che le aule che mio malgrado calco sono già affollate di poveracci. Così si guarda, da sinistra, a questa giustizia, liberi da ogni avanzo di fideismo statalista: senza più chiese da difendere, eppure credendo ancora nella legge, ma con “l” minuscola. E rileggendo, di tanto in tanto, Sciascia.




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